SH Program Training: la fatica

“La fatica non è mai sprecata, soffri ma sogni”.

La frase del grande Pietro Mennea racchiude la filosofia di tutti coloro che fanno sport anche solo per passione e non sono a livello agonistico.

Qualsiasi attività sportiva comporta degli adattamenti fisiologici che portano ad una condizione di fatica.

La rapidità del sopraggiungere della fatica è strettamente legata al grado di allenamento di ogni atleta; ovviamente gli sportivi più allenati resistono meglio agli effetti della fatica.

Ad ogni modo, anche coloro che eccellono nella propria disciplina sportiva, soffrono e portano il loro corpo allo strenuo per poter vincere la propria gara.

La fatica è presente nel corpo e nella testa di tutti, dal vincitore all’ultimo classificato.

Andiamo ad analizzare quali sono le principali cause che influenzano il sopraggiungere della fatica nel ciclismo.

Possiamo riscontrare come responsabili principali della fatica durante le nostre pedalate questi 3 aspetti:

– accumulo di lattato

– deplezione di glicogeno

– deficit muscolare

 Sappiamo bene come l’energia necessaria a pedalare venga da due principali sorgenti: grassi e carboidrati. La forma di stoccaggio dei carboidrati nell’organismo si concretizza nel deposito di glicogeno. Si ha la comparsa dell’acido lattico a livello delle cellule muscolari quando il glicogeno viene utilizzato per produrre energia e quindi movimento.

Immettendosi poi nei fluidi circostanti e poi nel torrente ematico, l’acido lattico prende il nome di lattato, poiché gli ioni di idrogeno vengono liberati.

Quando la concentrazione di lattato diventa troppo elevata, la sua natura acida riduce la capacità delle cellule muscolari di contrarsi, provocando il rallentamento delle funzioni muscolari.

Il lattato è sempre presente nel sangue non appena svolgiamo attività fisiologiche; a basse intensità il corpo non ha problemi a tamponare ed eliminare l’acido, ma non appena l’intensità dell’esercizio aumenta passando da aerobico ad anaerobico, il lattato raggiunge concentrazioni talmente elevate da mettere in crisi l’organismo.

In questo momento il nostro corpo non riesce a smaltire il lattato con la stessa velocità con cui viene prodotto, ed il risultato è un accumulo che porterà una fatica a breve termine.

L’unico modo per smaltire il lattato è diminuire l’intensità dello sforzo, in modo da permettere al corpo di ripristinare le corrette funzioni di smaltimento.

Questo affaticamento sopraggiunge quando vengono effettuati sforzi ad altissima intensità, soprattutto con salite fatte a ritmo elevato o sprint molto lunghi.

L’accumulo di lattato è il responsabile maggiore di fatica nelle prime fase di gara, che nelle competizioni di Mountain Bike vengono affrontate “a tutta”.

Nel nostro corpo abbiamo una riserva energetica, i carboidrati, che è molto importante e che interviene quando l’intensità della nostra pedalata cresce notevolmente.

I carboidrati vengono conservati nei muscoli e nel fegato sotto forma di glicogeno e nel sangue sotto forma di glucosio.

Quando le riserve di glicogeno e glucosio si riducono, siamo costretti a continuare la nostra attività fisica solo a intensità più basse, poiché dobbiamo utilizzare come fonte energetica i grassi che hanno una capacità di rilascio minore.

 Siamo dunque costretti ad utilizzare “una benzina meno buona” rispetto a quella fornita dai carboidrati.

Per questo motivo durante le gare siamo costretti ad utilizzare gel energetici o barrette per mantenere elevati i livelli di zucchero nel sangue.

Studi e ricerche confermano che un’atleta in ottima condizione è in grado di aumentare la quantità di carboidrati trasformati e depositati, con il vantaggio anche di consumarli più lentamente rispetto ad un individuo non allenato.

La qualità di ciò che deriva dall’alimentazione determinerà l’entità dei depositi di carburante.

 L’ultima causa di accumulo di fatica nello sport è il deficit muscolare.

Le cause delle difficoltà di contrazione muscolare alla fine di una corsa lunga sono ancora tutte da scoprire.

Le ipotesi più plausibili sono da riscontrare probabilmente nel meccanismo di protezione del sistema nervoso centrale con l’obbiettivo di prevenire danni muscolari.

Moltissime sono le tecniche di allenamento studiate negli ultimi anni per ritardare e sopportare la fatica.

Sono sicuro che moltissimi di voi sotto sotto amano la fatica: probabilmente ogni ciclista è un po’ masochista. Tuttavia c’è qualcosa dentro ogni atleta che lo spinge ad andare avanti, a non mollare e stringere i denti per arrivare al proprio obbiettivo.

Superare i propri limiti e affrontare nuove sfide è la cosa più bella per ogni biker che vuole mettersi in gioco.

Oltre alla preparazione atletica fatta di numeri, ad un’alimentazione fatta di grammature, ad una bici sempre più leggera e performante, il nostro consiglio per combattere la fatica è uno soltanto:

METTETICI IL CUORE in quello che fate!!!

Questo vale di più di una vittoria di categoria ad una gara di paese!!!

 

 Se volete approfondire l’argomento scrivete a: shprogramtraining@gmail.com

 (Giovanni Gilberti)

 

Fonte: Solobike.it