La ricerca del limite: ossessione o atteggiamento vincente?

Per diventare un campione è essenziale avere coraggio.
Il coraggio di scoprire dove sta il proprio limite per tentare di spostarlo un po’ più in là.
Infatti, solo mettendosi continuamente alla prova, solo alzando continuamente “l’asticella” del livello di difficoltà si cresce e si migliora.
È così per tutto!
Nell’allenamento fisico, alimentazione o allenamento mentale solo chi si sperimenta, si adatta e modifica i propri comportamenti scopre nuovi aspetti di sé: tutte piccole sfumature che possono fare la differenza sulla performance finale.
Non c’è una ricetta unica e universale.
Il segreto è avere coraggio, il coraggio di raggiungere i propri limiti e, se possibile, di spostarli.
 
IL NEMICO DELL’ATLETA: L’ABITUDINE
Abitudine vincente non si cambia.
Questa convinzione se “assolutizzata” ed applicata ad ogni aspetto della preparazione atletica può, in realtà, diventare il nemico numero 1 dell’atleta.
Mentalmente le abitudini danno sicurezza, per questo tanti atleti se le tengono ben strette.
Se nella stagione agonistica appena passata il biker avrà assistito ad un miglioramento nella sua performance, la tendenza sarà quella di ripetere esattamente la stessa preparazione atletica che lo ha condotto fin lì.
Nel tentativo di non peggiorare la propria performance si replica, copia e incolla, di una preparazione che ha fruttato all’atleta enormi soddisfazioni.
Ma funziona davvero così?

L’ILLUSIONE DELLA SICUREZZA
Qualunque atleta che abbia migliorato le sue performance desidera replicare tali risultati, è comprensibile!
Tuttavia “l’ossessione” nel restare “aggrappati” a certe azioni e abitudini che in passato si sono rivelate vincenti per la performance non è sempre una mossa vincente.
A livello mentale, infatti, sono diversi i rischi in agguato per l’atleta:
– in primis, la capacità di ascoltarsi può passare in secondo piano dando la priorità alla ripetizione meticolosa della preparazione atletica che in passato è stata vincente;
– l’ossessione dello “sgarro” viene di conseguenza: dovendo fare le stesse cose uno sgarro in più, a livello mentale, può generare ansia e insicurezza nell’ atleta;
– maggior dispendio di energie legate alla paura di sgarrare e il minor divertimento legato alla ripetizione meticolosa delle abitudini allontanano l’atleta dall’assumere l’atteggiamento mentale vincente che accompagna le migliori prestazioni.
 
DIETRO L’ OSSESSIONE: POCA AUTOEFFICACIA
L’ossessione della routine maschera un’insicurezza di base nell’atleta e, paradossalmente, proprio quella stessa preparazione che in passato si è rivelata vincente può portare ad un peggioramento della performance.
Invece di aggrapparsi alle abitudini, in questi casi, è utile che l’atleta affianchi alla preparazione fisica un lavoro di Mental training focalizzato sul potenziamento della percezione di autoefficacia.
Il ricorso all’abitudine, spesso, maschera un’insicurezza che va’ affrontata e non aggirata.
 
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA: TROPPO AL DI LÀ DEL LIMITE

Ebbene si, scoprire i propri limiti e spostarli è un atteggiamento mentale che favorisce la crescita ed il continuo miglioramento dell’atleta.
Tuttavia anche questo atteggiamento, in certi casi, può sfociare in una vera e propria ossessione che anziché avvicinare, allontana l’atleta dai propri obiettivi.
Sta all’atleta infatti capire quali rischi è il caso di assumersi, quali azioni, cambiamenti e limiti spostati possono essergli davvero utili a crescere, ad imparare qualcosa al fine dei propri obiettivi.
Quando “spostare il limite” diventa un’ossessione, una ricerca smodata e fine a se stessa, in questo caso rischia di diventare un’ossessione tanto dannosa quanto l’abitudine.
Quando vuoi individuare e spostare i tuoi limiti, domandati “a cosa mi serve?”, “È davvero utile quest’esperienza ai fini del miglioramento della performance?”, “Quali sono i rischi che in questo momento posso assumermi?”
Oltre al coraggio, è questa capacità di ascoltarsi e di trarre feedback dalle proprie sensazioni una caratteristica mentale vincente nei campioni dello sport.
 
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Dott.ssa Claudia Maffi (psicologa dello sport)