La MTB è davvero alla frutta? Noi crediamo di no, e non siamo gli unici a pensarla così

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati articoli che descrivono uno scenario particolarmente difficile per il mondo delle granfondo e delle marathon di mountain bike. La situazione è indubbiamente complessa: alcune gare hanno chiuso i battenti, altre si sono prese una pausa e il numero dei partecipanti è in calo. Le ragioni, però, sono molteplici e forse è arrivato il momento di interrogarsi non soltanto sulle difficoltà del movimento, ma anche sul modo in cui viviamo questo sport. La MTB è davvero arrivata al capolinea oppure ha semplicemente bisogno di ritrovare la propria strada? Noi siamo convinti che un futuro ci sia ancora. E non siamo gli unici a pensarla così. Tra chi continua a crederci c’è Gaspare Campo, organizzatore della Valle dei Vini di Sambuca di Sicilia, che ospiterà il Campionato Italiano Marathon nel 2029. Campo ci ha inviato una sua riflessione, che condividiamo e dalla quale prendiamo spunto per analizzare la situazione.

La crisi esiste, ma le cause sono tante

È innegabile che il mondo della MTB granfondo e marathon stia attraversando una fase di profonda difficoltà. Le ragioni sono diverse e tra queste non si può ignorare la situazione economica attuale, che mette sotto pressione i bilanci di molte famiglie e costringe a fare i conti con spese sempre più difficili da sostenere.

Ma sarebbe riduttivo ricondurre tutto a una questione economica. Anche il modo di vivere la mountain bike, e in particolare l’attività agonistica amatoriale, è cambiato nel corso degli anni. Per molti, quella che dovrebbe essere una passione si è trasformata in qualcosa di sempre più simile a un’attività semiprofessionistica.

Biciclette top di gamma, componenti costosi, preparatori atletici, nutrizionisti, mental coach e programmi di allenamento sempre più sofisticati: strumenti che un tempo erano appannaggio soprattutto dei professionisti e degli amatori di alto livello sono diventati, per alcuni, quasi requisiti indispensabili per partecipare alle gare.

Ma siamo davvero sicuri che tutto questo sia necessario per vivere l’agonismo da amatori?

Non tutti possono vincere, ed è del tutto normale. Il punto, però, è un altro: divertirsi, mettersi alla prova, condividere una giornata con altri appassionati e tornare a casa con la soddisfazione di aver vissuto una bella esperienza. Per farlo servono percorsi curati, servizi adeguati e organizzazioni capaci di garantire sicurezza e assistenza anche in caso di incidente. Non necessariamente una bicicletta da migliaia di euro o una preparazione da professionista.

Tornare a vivere le gare da amatori

La mountain bike è uno sport straordinario, capace di regalare emozioni, avventura e contatto con la natura, permettendoci di pedalare lontano dal traffico e dai rischi delle strade asfaltate.

Naturalmente, per godersi una MTB non è indispensabile partecipare alle gare. Si può uscire con gli amici, esplorare nuovi sentieri e divertirsi senza un cronometro a scandire ogni pedalata. Le granfondo e le marathon, tuttavia, offrono qualcosa di diverso: percorsi preparati per l’occasione, servizi dedicati, un’organizzazione alle spalle e la possibilità di condividere la stessa sfida con tanti altri appassionati.

Il problema, forse, è che negli anni una parte del movimento ha finito per attribuire troppa importanza alla prestazione, all’attrezzatura e al risultato. Si investono risorse considerevoli per migliorare i propri tempi, si rincorrono gli ultimi ritrovati tecnologici e si rischia di perdere di vista il motivo per cui si è iniziato a pedalare.

La soluzione non è rinunciare all’agonismo, né tantomeno smettere di allenarsi o cercare di migliorarsi. È piuttosto ritrovare un equilibrio, ricordandoci che siamo amatori e che lo sport dovrebbe innanzitutto arricchire il nostro tempo libero, non trasformarsi in una fonte continua di pressione e frustrazione.

Scegliere gare adatte alle proprie capacità, individuare percorsi che ci piacciono e partecipare senza l’ossessione del risultato, possono essere ottimi punti di partenza. Per divertirsi non è necessario avere la bici più costosa, affidarsi a un preparatore o inseguire ogni novità del mercato. Ognuno dovrebbe poter vivere la propria passione secondo le proprie possibilità e ambizioni.

I costi pesano, ma possiamo ancora fare delle scelte

C’è poi un altro aspetto che non va sottovalutato: il costo complessivo della partecipazione alle gare. La quota d’iscrizione è soltanto una parte della spesa, alla quale si aggiungono carburante, eventuali pernottamenti, pasti e tutto ciò che comporta una trasferta, soprattutto quando la manifestazione si svolge lontano da casa.

È comprensibile che, in un periodo in cui molte famiglie devono contenere le uscite, partecipare a tutte le gare in calendario non sia più possibile. Ma tra rinunciare completamente e continuare a correre ogni domenica esiste una via di mezzo.

Si possono selezionare gli appuntamenti più interessanti, privilegiare quelli vicini, organizzare le trasferte con altri atleti e programmare la stagione in base al proprio budget. Meno gare, magari, ma scelte con maggiore attenzione e vissute con la voglia di godersi davvero ogni esperienza.

Questo non significa ignorare le difficoltà economiche né scaricare sugli appassionati la responsabilità della crisi. Significa riconoscere che, accanto ai problemi strutturali del movimento, esiste anche un margine di scelta individuale per continuare a praticare questo sport in modo sostenibile.

Le parole di Gaspare Campo

Di seguito le parole di Gaspare Campo, organizzatore della Valle dei Vini di Sambuca di Sicilia, che condividiamo e che offrono uno spunto di riflessione importante per tutto il movimento:

MOUNTAIN BIKE, LA FINE DI UN’ERA? NON SONO D’ACCORDO!

Leggo titoli di alcune testate giornalistiche che parlano addirittura di “fine di un’era” perché alcune gare di mountain bike non saranno più organizzate.

Personalmente credo che certi titoli non facciano bene al movimento, anzi, rischiano soltanto di scoraggiare chi ancora crede in questo sport.

Ci sono gare che hanno concluso il loro percorso, è vero, ma ce ne sono altre che nel 2027 si fermeranno semplicemente per motivi organizzativi, associativi o per altre difficoltà, con l’intenzione di tornare già nel 2028.

Fermarsi un anno non significa chiudere per sempre!

Leggendo alcuni commenti, poi, noto che si parla spesso dei costi della mountain bike: biciclette da 10.000 o 15.000 euro, gomme da 90 euro, misuratori di potenza, preparatori, integrazione e tanto altro.

Ma siamo sicuri che tutto questo sia indispensabile?

Io, prima ancora di essere un organizzatore, sono un amatore. E nessuno mi obbliga ad acquistare una bicicletta da 15.000 euro o una gomma da 90 euro!

Se voglio fare l’amatore, posso farlo tranquillamente con una bici da 1.000 euro e gomme da 25 euro. Se invece voglio allenarmi e attrezzarmi come un professionista, devo essere consapevole che quella è una mia scelta e che comporta costi ben diversi.

Non confondiamo ciò che è necessario con ciò che desideriamo avere!

Poi ci sono i costi delle iscrizioni. Certamente anche quelli incidono, ma davvero pensiamo che un’iscrizione da 30 o 35 euro sia il principale problema del nostro movimento?

Diverso è il discorso delle gare che arrivano a costare 100 o 120 euro. Sono cifre importanti, sulle quali è giusto discutere, ma bisogna anche conoscere i costi che un’organizzazione deve sostenere: tasse, autorizzazioni, sicurezza, servizi e tutto quello che serve per mettere in piedi una manifestazione.

Se vogliamo davvero aiutare il movimento, il confronto deve partire anche dall’alto: Federazione, enti di promozione sportiva, organizzatori e tutte le parti coinvolte. Bisogna lavorare insieme per rendere le gare più sostenibili e accessibili.

Ma raccontare una mountain bike che sta morendo, secondo me, è sbagliato e non rende giustizia a chi continua a impegnarsi per questo sport.

E allora voglio fare un invito a tutti gli appassionati: continuate a partecipare alle gare!

Scegliete quelle che potete permettervi, quelle più vicine, quelle che vi piacciono e che rientrano nelle vostre possibilità. Nessuno deve sentirsi obbligato a spendere cifre esagerate per divertirsi su una mountain bike.

Perché alla fine siamo amatori, e lo sport deve essere prima di tutto passione, divertimento e voglia di stare insieme.

Le gare si tengono vive partecipando, non annunciandone continuamente la fine!

E ricordiamoci una cosa: la mountain bike non è fatta soltanto di biciclette costose e grandi eventi, ma soprattutto di persone che ogni domenica scelgono di pedalare.

Io continuo a crederci

La MTB ha ancora un futuro: ripartiamo dalla passione

Le parole di Gaspare Campo sono condivisibili e riportano il dibattito su un punto fondamentale: riconoscere le difficoltà è necessario, ma decretare la fine della mountain bike rischia di essere tanto prematuro quanto controproducente.

La crisi delle granfondo e delle marathon esiste e non può essere risolta con un semplice invito a partecipare. Servono manifestazioni sostenibili, costi ragionevoli, organizzatori supportati, un confronto concreto tra federazioni, enti e società sportive e una maggiore attenzione alle esigenze degli appassionati. Ma serve anche un cambiamento culturale, che ci aiuti a riscoprire il piacere di pedalare senza sentirci obbligati a inseguire prestazioni, attrezzature e modelli di consumo sempre più impegnativi.

Forse non torneremo ai numeri di qualche anno fa, e non tutte le gare riusciranno a sopravvivere. Ma questo non significa che la MTB non possa trovare nuovi equilibri, nuove formule e nuove ragioni per coinvolgere chi ama davvero questo sport.

Il futuro non dipende soltanto dalle grandi manifestazioni o dalle biciclette più costose. Dipende anche da chi sceglie una gara vicino casa, da chi condivide una trasferta con gli amici, da chi si mette in griglia senza l’ossessione di arrivare davanti e da chi, ogni settimana, continua a esplorare sentieri con la voglia di divertirsi.

La mountain bike non ha bisogno di essere raccontata soltanto attraverso i suoi successi o le sue difficoltà. Ha bisogno di essere vissuta, sostenuta e, se necessario, ripensata.

La MTB non è necessariamente alla frutta. Forse è arrivato il momento di cambiare ricetta, tornando a mettere al centro ciò che conta davvero: la passione, il divertimento e la voglia di pedalare insieme.

Aldo Zanardi

Fonte: Solobike.it