Epica Atacama, ultimi giorni.

Gli ultimi due giorni di gara si svolgono in un contesto diverso dai precedenti, per almeno un paio di motivi. La vicinanza dell’oceano mitiga il furore del sole, perchè nella zona si formano spesso fronti nuvolosi, anche se non danno vita a fenomeni atmosferici; le salite diventano meno lunghe e impegnative, ma c’è il vento, che può diventare un temibile avversario. Poca differenza invece per quanto riguarda il fondo: quando lo sterrato cede il passo alla sabbia la pedalata rallenta, e bisogna armarsi di pazienza. La quinta frazione di gara prevedeva 130 km per un dislivello di 810 metri, e interessava parte della zona a sud di Copiapò, verso il Parco di Llanos de Challe, uno dei punti più frequentati dai turisti per vedere lo spettacolare deserto fiorito. Sono al via coloro che si sono iscritti solo per i 170 km finali, e anche la presenza femminile si fa un po’ più consistente. Dopo una trentina di km a passo svelto attraversiamo una zona verde, resa tale da un corso d’acqua e coltivata ad uliveto: ci addentriamo di nuovo nel deserto e troviamo spesso cactus e cespugli fioriti. Si sale e si scende dalle colline, fino a quando non arriviamo di nuovo in prossimità dell’Oceano Pacifico. Percorriamo gli ultimi venti km con una magnifica vista sulla costa che precede Bahia Inglesa, ritornando al punto di partenza. Il cileno Flavio Naciff porta a casa la vittoria di tappa, in 4h 09’ 46’’, battendo allo sprint Marc Trayter, mentre l’argentino Juan Morandi si aggiudica il terzo posto del podio, ad una manciata di secondi dai battistrada. La sesta e conclusiva tappa non ha molto da dire: percorriamo 52,4 km per un dislivello di 445 metri, sempre a ridosso di Bahia Inglesa, impiegando un po’ di tempo in più di quanto previsto, per via del fondo lento, che spezza il ritmo anche ai più forti. L’ordine d’arrivo coincide con quello della classifica finale generale, con Oriel Colome al primo posto, Marc Trayter al secondo e Flavio Naciff al terzo, in poco meno di due ore di gara. In ambito femminile Anna Ramirez, che non ha lasciato alle avversarie nemmeno una tappa, precede le brasiliane Danielle Nagaoka e Juliana de Paiva Cozzi. Per i nostri colori è da menzionare, nella classifica riservata ai Master 3, il secondo posto di Stefano Nestasio, preceduto solo dallo spagnolo Salvador Morillo del Rio. All’arrivo vengono distribuite la maglia e una medaglia di finisher, e ci aspetta un eccellente “asado”; ci si scambia saluti e complimenti, e si brinda con una birra fresca. Le premiazioni, con lo splendido sfondo del mare, concludono l’avventura per molti; noi torniamo in hotel, abbiamo un giorno di vacanza prima di affrontare il lungo viaggio di rientro.
Epica Atacama è un’esperienza che lascia il segno, e sono molti i motivi per cui questo accade. Attraversare il luogo più arido della terra è fisicamente impegnativo, ma lascia negli occhi immagini indelebili. I grandi spazi e le lunghe distanze, la luce radente da cui ti devi proteggere , il vento e le stelle, tanto per citare quelle che sono state le costanti di ogni giorno di gara. Il Cile si è rivelato un paese di grande fascino, perché presenta una varietà climatica e geografica che poche nazioni possono vantare, e percorrerlo in mountain bike vuol dire viverlo per quello che veramente è. Chiaramente si tratta di un turismo che richiede un po’ di spirito di adattamento, lo consigliamo sopratutto a chi voglia integrarlo con attività sportive. Copiapò è un buon punto di partenza per addentrarsi in Atacama, anche se la città in se’ non offre molto. E’ un agglomerato urbano dai molti contrasti, passata in brevissimo tempo da 10.000 a 150.000 abitanti per lo sfruttamento minerario della zona. E’ sicuramente il caso di prendersi uno o due giorni per visitare gli stupendi parchi nazionali che sono nella regione. Consigliatissimo dirigersi verso le Ande, nel Parco “Nevado Tres Cruces”, sotto il vulcano Ojos del Salado, che con i suoi 6893 metri è secondo solo all’Aconcagua argentino, oppure verso il Pan de Azucar, tratto di costa dal fascino incredibile, dove abbiamo avvistato delfini e pellicani, fermandoci a mangiare in una piccolissima trattoria affacciata sul golfo omonimo.
La gara è ben organizzata, anche se presenta ancora margine di crescita e miglioramento. Il campo base è ben organizzato, cucina e servizi sono adeguati, il fatto di avere un tenda solo per sé favorisce riposo e privacy. Ottima la possibilità di avere le docce ogni giorno, nonostante la evidente difficoltà di approvvigionamento idrico. Le tappe sono ben segnalate, con fettucce azzurre e frecce bianche a terra, e la presenza degli addetti ai servizi medici e di assistenza è costante e rassicurante. Anche i ristori sono adeguati e ben posizionati, e tutti coloro che hanno prestato servizio sono sempre stati cordiali e disponibili. Consigliamo per le prossime edizoni di predisporre un road book, per far si che gli atleti siano a conoscenza delle caratteristiche delle singole giornate di gara un po’ in anticipo, per ovvie esigenze di programmazione. Riteniamo che solo l’assistenza meccanica non sia stata all’altezza della manifestazione, e speriamo che il Comitato Organizzatore, anche nel proprio interesse, tenga conto della nostra segnalazione.
Menzione doverosa per Adolfo Almarza, atleta che ha corso con due protesi agli arti inferiori e che ha dimostrato un coraggio non comune: un saluto particolare a Alejandro Leon e a Miguel Silvestre per il concreto aiuto e l’amicizia dimostrataci, a Rafael Pizarro e ad Augusto Nunez per l’ospitalità, e ai miei compagni di viaggio, con cui ho condiviso una grande esperienza.  
(Sandro Bongiorno)