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Maremma Cup: apertura stratosferica degli Internazionali, domenica si replica a Montichiari
Con la Maremma Cup è andata in archivio la prima tappa degli Internazionali d'Italia. La prova di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, ha offerto molti spunti di riflessione sia dal punto di vista organizzativo che da quello sportivo, almeno per la parte uomini.

Per chi ha assistito alla Maremma Cup, la sensazione è di una gara non italiana che casualmente si disputa sul nostro territorio. Pur supportata da un gruppo italiano, su molti aspetti, dal tracciato alla logistica, l'organizzazione è svizzera con i suoi pro ed i suoi contro. Se altrove, mi riferisco ad esempio a Montichiari e Nalles, si disputano gli Internazionali d'Italia, a Massa Marittima si è corsa la Maremma Cup che poi, in seconda battuta, era anche tappa del più importante circuito italiano. Un po' come capita in alcune granfondo che appartengono a più circuiti e si concludono con decine di premiazioni nelle quali è davvero facile perdersi. Sono solo sensazioni, ma la tappa di apertura degli Internazionali d'Italia XC è sembrata un po' slegata dal resto del circuito, almeno per quello visto negli anni passati.

Anche l'elenco partenti non era probabilmente in linea con quelle che saranno le prossime tappe. In questo caso non si tratta di deficit ma, al contrario, di un aspetto positivo che tuttavia non darà uniformità al resto del circuito. Avere in starting list 10 dei primi 20 atleti del ranking, e addirittura 6 dei primi 8, ha alzato il livello della gara ad una sorta di preview di Coppa del Mondo, ed è certamente positivo e dimostra il grande potenziale anche economico del gruppo organizzatore. Gli Internazionali d'Italia XC con un format ormai consolidato ed una qualità organizzativa maturata negli anni, dovrebbe però cercare una sorta di continuità tra le varie prove. Domenica prossima a Montichiari difficilmente vedremo molti dei big presenti domenica. E peggio forse andrà a Nalles, in contemporanea con la tappa di Münsingen della Bundesliga tedesca che probabilmente la farà da padrone. È chiaro che gli Internazionali d'Italia XC hanno bisogno di fare un ulteriore salto di qualità, condividendo gli obiettivi tra gli organizzatori, favorendo le sinergie per proporre ingaggi come circuito e non come singola gara. Se la Federazione non ha budget a sufficienza, ci auspichiamo che possa in futuro fare da collante tra le varie organizzazioni, coordinando tutte le tappe anche dal punto di vista 'commerciale', favorendo le sinergie tra gli organizzatori per mettere a fattor comune sponsor e proporre così un vero trait d'union tra le varie tappe. Lo dicono tutti, ma alla fine negli ultimi anni sono rimaste parole.



Restando specificatamente sull'argomento 'Maremma Cup', possiamo dire che l'organizzazione e la logistica hanno margini di miglioramento.
Se dal punto di vista della location c'è poco da dire dal momento che Massa Marittima rappresenta un piccolo paradiso del nostro centro Italia (tra l'altro domenica è stata baciata dal sole mentre nel nord Italia il bollettino meteo non era proprio dei migliori), su alcuni punti si potrà ancora migliorare.



Il pubblico non ha risposto alle attese, e su questo dovranno lavorare gli organizzatori per promuovere l'evento attraverso tutti i canali accessibili. Forse non è una priorità per gli organizzatori, ma lo è certamente per completare lo spettacolo offerto dagli atleti, e per gli atleti stessi. Gli spalti dello stadio erano decisamente vuoti e tra l'altro accessibili solo attraversando il circuito di gara. Al contrario nella zona arrivo vi era gente in sovrabbondanza, impedendo un buon lavoro alla stampa accreditata. Altro piccolo problema è la gestione delle aree team. Questo è purtroppo un problema diffuso che penalizza soprattutto i team più piccoli. Avere degli spazi assegnati preventivamente e accessibili, permetterebbe di creare più colore organizzato e meno confusione con furgoni parcheggiati un po' ovunque. Sulla parte squisitamente tecnica va detto che il tracciato è piaciuto ed è stato giudicato dai più come tecnico e senza respiro. Un po' difficili i sorpassi e soprattutto poco accessibile al pubblico con ampi tratti raggiungibili solo camminando nel percorso di gara.

Al contrario, molti i punti di forza. La Maremma Cup è un evento internazionale che dura una settimana abbondante e coinvolge più città del territorio creando così attenzione e facendo una importante opera di promozione. Belle anche le kermesse nel centro storico, magari un po' pericolose ma certamente portare la mountain bike nelle piazze non può che far bene al movimento. La Maremma Cup è gara internazionale C1 che arricchisce la nostra Federazione ed il movimento. Se ben si inserirà nel meccanismo degli Internazionali d'Italia, il circuito non potrà che crescere, tenendo anche in considerazione il fatto che nella prima parte della stagione il clima favorisce molto l'organizzazione in Italia, risultando così il posto ideale anche per la dislocazione geografica.



Dal punto di vista squisitamente sportivo, la gara ha proposto un Fontana stratosferico, non solo per il risultato finale ma anche per concentrazione e lucidità su un percorso senza respiro. Scontati i risultati dei vari Vogel, Schurter e Absalon, va segnalata un'altra grande prova di Longo. Può sorprendere vederlo girare con Absalon e Schurter, ma solo se consideriamo gli ultimi anni. Se infatti torniamo indietro al mondiale di Rotorua va ricordato che Tony Longo vinse l'argento under23 proprio dietro a Nino Schurter. Per rimanere tra i nostri colori, Cattaneo e Zoli sono gli altri due italiani ad entrare nel top15. Passato, presente e, chi lo sa, magari anche futuro della nostra nazionale.
Tra gli under 23 bel podio di Cominelli dietro allo svizzero Gallati e Konwa, polacco di grande avvenire che corre con i colori veneti di Elettroveneta-Corratec. Da tifosi azzurri, un occhio di riguardo lo abbiamo avuto anche per Kerschbaumer, il nostro piccolo grande campione. Ha chiuso in 28° posizione, però sarebbe stato primo nella categoria under21 appena davanti ad Elia Silvestri che ha concluso la sua fatica in 32° piazza. Due ragazzi che vanno seguiti, appoggiati e cresciuti se vogliamo ancora puntare su questo sport olimpico. È vero che la under21 esisteva solo da noi, ma non era per forza detto che fossimo noi in errore. Creare la classifica under21 dava certamente stimolo ai ragazzi e anche visibilità ai team che li gestiscono. Ma perchè l'avete tolta?

(Marco Tuninetti)
(ph. Michele Torretta / solobike.it) 




fonte: solobike.it
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