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Canberra 2009 
Canberra 2009: grazie ragazzi!
Con le ultime medaglie assegnate ieri si è chiuso il mondiale australiano. Un mondiale eccezionale dal punto di vista organizzativo e soprattutto sportivo, almeno per i nostri colori.

Il medagliere finale parla chiaro. Quello complessivo, considerando le discipline XC, DH, 4X e Trial, ci vede al sesto posto, preceduti da Francia, Spagna, Svizzera, Australia e Gran Bretagna. Ma se guardiamo solo il medagliere del cross country, il quadro complessivo è da vertigine, con l'Italia in prima posizione. Ben due gli ori azzurri, senza dimenticarci che le medaglie in palio erano solo sette e che, nelle precedenti annate, alcune nazioni come la Svizzera, facevano man bassa. Cinque medaglie complessive per gli elvetici, salvati in corner da quella di metallo pesante di Nino Schurter. Sembrano lontanissimi i tempi in cui non si riusciva a completare la cerimonia protocollare di premiazione per l'assenza di bandiere svizzere sufficienti, non avendo previsto gli organizzatori che una sola nazione potesse occupare tutti e tre i gradini del podio.

Quest'anno no. Quest'anno è stato il mondiale anche di altri e l'Italia c'è stata, eccome. È il mondiale di Kerschbaumer, il ragazzo timido che parla con la bicicletta, il ragazzo che ha costretto molti giornali e giornalisti ad imparare a scrivere e pronunciare il suo nome. È lui l'uomo copertina, non vi è dubbio. La foto con la maglietta "solobike.it" è un suo regalo davvero apprezzato.

Ma è stato il mondiale anche di Fontana, Lechner e Cominelli, capaci per primi insieme a Kerschbaumer di aprire la breccia nell'indifferenza mediatica che contraddistingue il nostro sport. Per una settimana intera abbiamo avuto i riflettori anche sulla mountain bike. Quotidiani, radio nazionali, televisioni di stato: tutti ne hanno parlato. Chi meglio e chi peggio, ma qualcuno dice che l'importante è parlarne.

Personalmente non mi sarei limitato qui, dall'altra parte si sa, l'appetito viene mangiando. Mi spiace che non si siano accesi i riflettori anche per altri ragazzi azzurri che hanno tenuto alti i nostri colori e sono stati autori di prove magari sfortunate, o ad handicap per partenze nelle retrovie. Se saremo capaci di sfruttare al meglio questo momento magico, creeremo i presupposti per avere media più preparati e quindi più capaci di criticare ma anche di analizzare. Così avremo spazio anche per i fratelli Braidot, per Pettinà, per Schweiggl, per Longo, per Cattaneo e per le prove elite ancora di Lechner e Fontana, decisamente bistrattare in una domenica sacra al calcio, almeno per i quotidiani. Per non parlare delle discipline gravity: per loro la strada è ancora lunga, e su questo recito anche un po' di "mea culpa". Troppo difficile seguire tutto e tutti.

Ma non vogliamo neppure rammaricarci troppo. E allora diamo il via ai ringraziamenti. Partendo dal nostro CT Hubi Pallhuber, capace di scelte importanti che lo hanno premiato. E poi tutto il suo staff con il quale abbiamo collaborato in questi giorni con gli strumenti che la tecnologia oggi ci offre e che permettono di annullare tutte le distanze. Un grazie alla stampa quotidiana che ci ha dato ampio spazio. Due pagine sulla "Gazzetta" sono il punto dal quale vogliamo ripartire per crescere ancora. Grazie alle radio nazionali che hanno speso parole per la mountain bike, e grazie alla RAI che ha offerto 7 ore di gare con repliche che hanno ulteriormente alzato il tempo di passaggio televisivo. Qualcuno potrebbe dissentire sulla qualità della cronaca. Avete ragione, ma anche per la televisione, ripartiamo da qui e guardiamo il "bicchiere mezzo pieno".


(Massimo Bertello e Andrea Berlusconi)

Grazie ai nostri inviati presenti a Canberra, gli unici italiani. In due, solo in due, hanno lavorato duramente, con competenza e professionalità, offrendo un'informazione completa e puntuale con 30 articoli e 750 foto pubblicate, dando anche ai giornali la possibilità di colorare le loro pagine con qualche scatto.

Infine grazie ai ragazzi azzurri che hanno gareggiato. Tutti. Grazie a loro abbiamo fatto qualcosa di speciale, perché una bella storia rimane una bella storia. Può diventare una favola se c'è qualcuno che poi la racconta.

(Marco Tuninetti)


fonte: solobike.it
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Elisa Canepa- Ciao a tutti, sto bene ( anche se ora sono una settimana che ho febbre e raffreddore) e mi sto preparando alla nuova stagione con la mia mtb da enduro, lo scatto fisso e la mia bici da downhill.
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